13/11/08

(anni cinquanta el toti)



Questa è una storia un po' cruda, ma quanto descritto, purtroppo, è veramente successo nella prima metà degli anni 50.



Un mio amico e coetaneo, all'età di circa sei anni, durante l'estate, si trovava con i familiari per la fienagione in una radura spersa fra i boschi; la fatalità volle che il poveretto fosse punto da una vespa o un calabrone sul glande del pisellino e tale puntura, gli causò la chiusura del canale uretrale.



Il piccino non venne portato dal medico, probabilmente a causa della mancanza di denaro per pagare il professionista, ma da una signora che risolse il problema con un ago arroventato, praticando un forellino a fianco dell'ostruzione.



Fu così che, da allora, il fanciullo per l'operazione di liberare la vescica impiegava una decina di minuti .



Abitavamo in un paese di alta montagna e in quegli anni la neve ci visitava frequentemente; il mio amico era il primo che andava alla messa mattutina e le tracce del suo passaggio spiccavano sulla neve fresca in una lunga e sottile linea gialla in quelle ore antelucane nel paese deserto e addormentato con una misera lampadina dalla luce molto fioca ogni centinaio metri per l'illuminazione, poi col passare degli anni, le tracce non portavano più verso la chiesa, ma si perdevano nei dintorni delle osterie, dove lui annegava la solitudine, infine giunto alla mezza età, la cirrosi gli regalò la pace.



Ora, quando ritorno al paese, passo a fare il giro del cimitero per un ricordo dei molti che mi hanno preceduto e ogni volta rivedo il sorriso ,un po' triste, del mio sfortunato amico.



Ancora non riesco a capacitarmi di quanto fosse dura la vita in montagna e come imperasse la miseria fino agli anni sessanta, quando, finalmente, con il boom economico il benessere arrivò anche lassù.

12 commenti:

evergreen ha detto...

Post delicato e triste...complimenti!

evergreen ha detto...

Bellissimo blog! Ti aggiungo ai mei preferiti....

sileno ha detto...

@ grazie Evergreen.
Sileno

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Dimostri nei tuoi post sensiblità, amore per la vita e la natura ma senza nasconderti dietro di esse ma avendo anche ben chiara la triste realtà che ci circonda.

Io mi permetto di linkarti sperando di non fare una cosa a te sgradita.

A presto
Daniele

Anna ha detto...

Ciao!
Conosco bene la povertà della montagna. Credo che quella dei miei luoghi fosse ancora più aspra di quella dei tuoi. Il tuo racconto, non crudo, ma tenero e melanconio, ci porta indietro ad una realtà che non è poi così lontana. E che non andrebbe dimenticata.
Nel salutarti, ti lascio il link ad un mio post del primo maggio scorso. Forse ti ricorderà qualosa e potrai sentirlo anche un po' tuo.
A presto.
A.

http://miskappa.blogspot.com/2008/04/primo-maggio.html

XPX ha detto...

Che storia triste ...

sileno ha detto...

@ grazie Daniele è un onore essere linkato, ma non credo di valere tanto.
@ anche a te anna, ho visto il post ed il quadro di Teofilo Patini, molto struggente e mi rievoca tempi passati, quella raffigurata era una fotografia che ho visto dal vero centinaia di volte.
@ xpx grazie del passaggio.

sileno ha detto...

Anna non anna, scusami tanto.

marina ha detto...

Ancora una volta uno sguardo partecipe e senza retorica
grazie, marina

Dona ha detto...

Con questo racconto hai toccato varie tematiche che hanno caratterizzato la dura vita di un tempo tra i nostri monti e non per ultima e meno importante quella del bere che ancora imperversa soprattutto tra i giovani, tra i molto giovani e ora non c'e' piu' il lavoro duro, il freddo intenso da combattere, la tradizione ma semplicemente la ricerca di un qualcosa sempre piu' difficile da trovare, una sfida estrema in un mondo dove vengono sempre meno gli ideali e i valori, il senso della vita e la sua preziosita'.
Un caro saluto
Dona

Dona ha detto...

Ps: vedo ora l'immagine dell'albero... e' quello di Buzzatti a Limana?

sileno ha detto...

@ Marina grazie dei tuoi passaggi.
@ Dona grazie anche a te, hai ragione è proprio il tiglio sotto il quale Dino Buzzati amava soffermarsi e che un temporale ha danneggiato, ho postato la foto, perché mi pareva significativa per ricordare un amico.
Ciao