23/08/09

al pascolo nelle radure


Come già descritto in un precedente post, durante l'estate era consuetudine portare al pascolo le mucche e questo compito era affidato ai ragazzi.
Si partiva verso le otto dal paese per raggiungere le "casere" nel bosco.
Tutti i ragazzi portavano a tracolla una borsa di stoffa che conteneva un paio di panini per il pranzo di mezzogiorno e si raggiungevano le stalle


dove le mucche erano già state abbeverate e munte di prima mattina e prima di incontrarci tutti nella radura che era il punto di concentramento,si provvedeva a spalmare del grasso rancido sulle mammelle delle mucche, altrimenti sarebbero state per tutta la giornata assediate da una nuvola di tafani che sulla pelle delicata avrebbero punto per succhiare il sangue con grosso tormento per le povere bestie, invece il grasso rancido funzionava da repellente contro i tafani.
La mia famiglia non aveva la mucca, così mi aggregavo agli altri ragazzi per passare tutte le belle giornate dell'estate a giocare nei boschi in assoluta libertà e, inoltre io ero fortunato, perché non avevo la responsabilità del capitale costituito da una mucca.
Si radunava la mandria su un pianoro e poi i più grandicelli decidevano quale era la meta per la giornata e pian pianino ci si avviava in quella direzione al passo lento delle vacche accompagnati dal suono dei campanacci che distinguevano le varie mucche.
Quando si raggiungeva la meta, cominciavano i giochi e non c'era limite alla fantasia.
In una prateria, avevamo deviato l'acqua di un ruscello, poi con le mani e i bastoni per parecchi giorni, abbiamo scavato il terreno in quel punto non sassoso e di terra soffice; lo scavo era diventato profondo almeno una settantina di centimetri e con un diametro di tre, quattro metri ed era diventato "il lago di Versegala" dal nome della località.
Ci sono ritornato l'estate scorsa, dopo oltre mezzo secolo e ancora si vedevano i contorni della nostra pozzanghera scavata un' estate di tanti anni fa e ancora sentivo le voci dei ragazzi di allora e ricordavo i bisticci e piccoli episodi di allora ancora vividi, diverse di quelle voci, ormai sono silenziose per sempre.
In un' altra località si giocava alla guerra fra degli enormi massi misteriosi, lasciati dai ghiacciai di qualche millennio fa.
Ricordo che la parte più umida di quei massi era ricoperta di delicato muschio e fra il muschio correva la radice di una felce che aveva un delicato sapore di liquerizia.
Tutti i ragazzi erano muniti di temperino e uno dei passatempi più in voga, consisteva nell'intagliare dei bastoni di nocciolo.
Si praticavano due tagli paralleli a tre millimetri circa di distanza e della profondità della scorza, questi intagli, potevano essere dei circoli da cui alternativamente si prelevava la scorza, oppure delle serpentine, o delle striscie verticali, ( molto più difficili da realizzare), o dei quadratini come una scacchiera.
Poi questi bastoni venivano lasciati nel caldo umido delle stalle, la scorza rimasta si seccava ed assumeva un bel colore bruno, qualcuno particolarmente abile, riusciva anche ad intagliare delle teste alla sommità del bastone, creando dei piccoli capolavori.
Ogni tanto bisognava controllare che le vacche non si fossero allontanate troppo





e rimanessero vicine, per localizzarle si conosceva il suono dei vari campanacci, poi si conoscevano anche le caratteristiche di ogni animale, ricordo che c'era una mucca (la Galéda si chiamava) la quale non tollerava qualcuno che le passasse davanti e se qualche imprudente lo faceva la vacca lo caricava a testa bassa, allora bisognava darsi alla fuga e riparare dietro una pianta, a volte lo facevamo per gioco, ma il proprietario non era troppo d'accordo, perché, diceva, che la sera alla mungitura la produzione di latte era più scarsa.
Invece il divertimento vero, quando passava qualche villeggiante che ci guardavamo bene dall' avvisare e la "Galéda" caricava costringendo il malcapitato alla fuga.
Eravamo però abbastanza maturi da intervenire a distrarre la vacca in caso di pericolo.
Poi al seguito c'era anche un montone, ci eravamo accorti che bastava grattarlo in fronte ed il montone abbassava la testa e partiva alla carica sempre dritto, allora il gioco consisteva nel posizionare il montone a una decina di metri da un albero, una grattata e viaaaa... si vinceva quando il montone centrava il tronco dell'albero.
Ho avuto una discussione con un' amica, la quale nel suo blog affermava che bisogna andare avanti sempre dritti e io sostenevo che non sempre è conveniente, memore del montone, credo che anche nella vita, non sempre è opportuno avanti dritto.
Queste righe sono una piccole parte della giovinezza nei boschi, episodi da raccontare sarebbero innumerevoli, dalle scorpacciate di frutti di bosco,ai furiosi temporali che si scatenavano nel pomeriggio, alle sigarette che allora vendevano anche sciolte in una caratteristica bustina, tre Nazionali per dieci lire e fumate di nascosto, poi i fiori, i funghi, gli animali selvatici, i nidi di vespa nel terreno che qualcuno andava sempre a tormentare con un bastone e qualche altro ritornava a casa con un occhio chiuso dal gonfiore, chissà perché le vespe beccavano sempre vicino agli occhi e lo shock anafilattico era sconosciuto, perché difficilmente passava giorno senza una vittima delle vespe, ma nessuno è mai deceduto.
Nel pomeriggio, le mucche si avviavano verso le stalle come se avessero un orologio incorporato, in prossimità delle stalle venivano abbeverate
e poi la mungitura ed il ritorno in paese.

19 commenti:

pia ha detto...

I ritmi cadenzati dalla natura e non dall'artificio dell'uomo...

desaparecida ha detto...

e' sempre un altro mondo qua dentro...
buongiorno sileno! :)

Antonella ha detto...

Quindi: se la mucca si miove troppo fa meno latte? io pensavo fosse l'inverso. Ma dov'è questo bel prato? Sei stato fortunato a passare un'infanzia così lieve.

lodolite ha detto...

grazie sileno ho apprezzato molto questo racconto, forse perchè anch'io ho qualche ricordo... ciao s.

rosellina ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Quella ha detto...

Il lento scorrere dei ricordi.
Bello leggerti.
Claudia

Nicolanondoc ha detto...

Bella composizione, caro Sileno...complimenti...ricordo 9 lire una nazionale + 11 una esportazione = 20 lire :-)
Buon inizio settimana

Sill Scaroni ha detto...

Ciao mio carissimo Sileno.
Tu sei poeta, grazie per tutto.
Un bacio.
Sill

Lara ha detto...

Caro Sileno, tutto questo incanto che sai raccontare così bene, è, non solo il ricordo di una infanzia, ma l'infanzia vera e propria.
Grazie, è sempre speciale quello che si legge sul tuo blog.
Lara

desaparecida ha detto...

:)

riri ha detto...

E' sempre un piacere condividere le tue emozioni..mi fanno venire in mente tanti ricordi, anche noi non avevamo capi di bestiame, io andavo ad aiutare per rendermi utile e così c'era il latte fresco per tutta la famiglia..ricordi dolcissimi di momenti difficili quando la giovane età non faceva capire ancora la realtà della vita..eppure si giocava, si era uniti, nessuno si sentiva più in alto nella scala "sociale".
Un cordiale saluto e grazie

marina ha detto...

Ancora un'altra delle tue piccole meraviglie!
Il ragazzo senza mucca che si accoda alle mucche altrui per godere di quelle giornate nei pascoli mi ha commossa. Io amo tutti gli animali, naturalmente i cani ed i gatti sommamente perché convivo con loro e li conosco bene. Ma in assoluto l'animale che più mi tocca l'anima è la mucca. Sapessi quante volte ho tentato di diventare vegetariana per amore della mucca! dopo mesi ricadevo nel mio osceno vizio alimentare.
Ma dopo questo post e le sue foto, voglio riprovarci
grazie, marina

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

E' come esserci stato davvero. E questo é merito tuo e di come scrivi e descrivi queste realtà.

Stefi ha detto...

Ciao mio caro Sileno,
trovo splendido che tu trasmetta la tua memoria che ora tocca scene di un mondo ed una vita che sembrano scomparsi ma che potrebbero anche tornare, o scene di storia che occorre non dimenticare.
Un forte abbraccio!

amatamari© ha detto...

Grazie Sileno, insegni che la nostra memoria può trasformarsi in un tesoro (anche di saggezza).

p.s.
Anche io spesso mi ritrovo ad essere come quel montone, è sufficiente una grattatina sulla testa e viaaaa
:-)

Artemisia ha detto...

Com'è piacevole leggere questi tuoi racconti!
Ti ho pensato, Sileno quando ero in Val Maira. Sia per la vita rurale che credo molto simile a quella che racconti, sia per un paio di compagni di viaggio originari delle tue zone, sia per tante altre cose (tipo quando la guida ci ha indicato il luppolo ed ho pensato che me lo avevi già mostrato tu in un vecchio post).

Alessandra ha detto...

è fantastico leggerti Sileno!
un piacere sincero e pieno!
un abbraccio
Ale

Tereza ha detto...

passare dal tuo blog è come aprire una finestra su di un prato di montagna

Anonimo ha detto...

ciao
letto solo ora.....rivivendo tanti ricordi e tante emozioni........