08/11/09

la colonia


Tanti e tanti anni fa vivevo in un paesino di montagna a mille metri s.l.m., l'economia del paese era basata sul lavoro degli ultimi seggiolai ambulanti, ( lavoro tradizionale del paese) e sul lavoro dei minatori, anche questo era un lavoro tradizionale, poiché alla base del monte su cui sorgeva il paese, si trovava una miniera di pirite cuprifera, miniera che esisteva sicuramente fin dall'inizio del 1400, ma quasi sicuramente estraevano il minerale già qualche centinaio d'anni prima.
Era questa la più importante miniera di pirite della Serenissima da cui ricavava il ferro, il rame e lo zolfo.
Tale miniera era in concessione alla Montecatini dal 1910 fino al 1962 anno della definitiva chiusura.
Tutti gli anni in quel dopoguerra, la Montecatini mandava in colonia sulla Riviera Romagnola i figli degli operai, così anch'io mi feci le tre settimane di colonia marina.
Ricordo bene che non volevo allontanarmi dalla mia famiglia e per rendere meno pesante il distacco, mi venivano magnificate le bellezze del mare, mi raccontavano che nel mare terminavano la loro corsa le acque di tutti i fiumi e mi raccontavano che sopra il mare volavano gli aerei, così nella mia mente di fanciullo immaginavo una distesa d'acqua alimentata da una enorme cascata nella quale era confluita l'acqua di tutti i fiumi e sopra questa cascata come mosche, volavano gli aerei, poi venne il tempo della delusione quando mi accorsi che la grande cascata non esisteva.
Arrivò poi il giorno della partenza, quando lasciai il paesello con un grande magone e benché avessi solo sei anni , ricordo che in una scatoletta vuota di magnesia "San Pellegrino", mi ero portato un pugnetto di terra del mio paese, arrivati alla stazioncina vicino alla miniera io ed i miei compagni venimmo presi in consegna dall'infermiere della miniera, poi il primo viaggio in treno sul trenino elettrico della Montecatini fino alla stazione delle Ferrovie dello Stato.
Poi ricordo la grossa locomotiva a vapore che entrava in stazione sbuffando, avvolta in un cappa di fumo nero e di sibillante vapore.
Saliti sulle carrozze con i sedili di legno di terza classe, continuò l'avventura verso paesi sconosciuti: la stazione di Padova, poi Bologna e infine Rimini destinazione colonia Italia, ( e negli anni seguenti anche la contigua colonia Aurora)

Le tre settimane di soggiorno le ricordo come un periodo di lacrime per la nostalgia di casa, a tale proposito una cartolina ricevuta da mia madre che per lungo tempo ho portato sotto la camicetta a contatto con la pelle; ricordo le fritture di pesce che mangiavo con gusto, era un piatto sconosciuto sul desco di una famiglia che viveva sulle Dolomiti, poi ricordo qualche giocoliere che ci divertiva con le sue magie e qualche film che veniva proiettato all'aperto.
La "signorina" che ci accolse era una maestrina e si chiamava Ada Negri, negli anni successivi quando a scuola imparai una poesia di Ada Negri, mi sentii inorgoglito pensando fosse della mia "signorina", ignoravo che la poetessa era deceduta qualche anno prima.
Imparai dei nuovi giochi da fare in spiaggia con i tappi delle bibite o costruire i castelli di sabbia.
Quando il tempo era clemente si faceva il bagno e le passeggiate sull'arenile.
Una tragedia per me si verificò una notte quando mi svegliai con il sangue di naso e nella luce fioca del camerone cercai il fazzoletto per tamponare il sangue e macchiai il giubbino celeste della Montecatini, venni sgridato dalla "signorina" per essermi sporcato di sangue e ritenni che non meritavo affatto il rimprovero per un evento che non era in mio potere controllare, sono passati diversi decenni ormai, ma quel rimprovero l'ho sempre considerato una vera ingiustizia.
Altro ricordo vivido: la luna rossa, enorme che si alzava dal mare, ai miei occhi di bambino, quella luna era enorme perché ero molto più vicino alla luna rispetto al paese; poi le canzoni che ci facevano cantare la sera, una era " La montanara" che mi piaceva moltissimo poiché mi riportava sulle mie montagne e l'altra sulle note di " Addio mia bella addio..." faceva:
" Colonia Italia addio,
sola rimani qua,
Ti lascio il cuore mio
per l'anno che verrà.

Lo zaino è preparato
ed il resto l'ho con me.
ed allo spuntar del sole
io partirò da te".

Così venne il tempo dell'agognato ritorno a casa, il lungo viaggio sui treni arroventati dal sole e trainati da ansimanti locomotive con il fumo del carbone che entrava dai finestrini e faceva lacrimare gli occhi, la sete feroce attutita bevendo qualche sorso dal lavabo in bagno anche se una placca di ottone attorno al cannello ammoniva: acqua non potabile.
Infine di nuovo a casa con tante cose da raccontare ai familiari ed agli amici che ancora non conoscevano il treno ed il mare.
Ho ancora ben presente nella memoria quando appena ritornato a casa mi guardavo attorno con occhi meravigliati nel vedere come in tre settimane la natura fosse così rigogliosa e di come fossero cresciute così tanto le piante di fagiolo, avevo meno di sette anni.

16 commenti:

Stefi ha detto...

Caro Sileno,
il tuo racconto mi conforta nell'idea che ho sempre avuto della Colonia!
Da piccola, quando sentivo che i miei amici sarebbero andati in colonia avevo il terrore che, per qualche malaugurata sorte, sarebbe toccato anche a me pur non essendo figlia di operai della Fiat.
Comunque nessuno dei racconti che ho sentito in merito è mai stato felice o ne ha conservato un bel ricordo.
Un abbraccio.

pia ha detto...

Anch'io sarei potuta andare, perchè mio padre era invalido del lavoro, ma non sono mai andata. La prevista nostalgia di casa mi impediva la partenza. Almeno una volta avrei potuto farlo, almeno avrei potuto scrivere un bel raccontino come il tuo!

Alessandra ha detto...

ecco spiegato perchè il mare non sta in cima ai miei pensieri più belli: tre anni di colonia a Cesenatico! ...
un bacio!
Ale

Artemisia ha detto...

Che tenerezza questo racconto, Sileno.

Anch'io sono stata in colonia e devo smentire Stefi perchè ci sono stata benissimo. Sì avevamo la divisa e il primo anno anche l'alzabandiera e l'ammainabandiera. C'erano tanti bambini che piangevano di nostalgia ma soprattutto i primi giorni. Io invece mi sono divertita anche perchè ero un po' più grandina di te (10 e 11 anni). L'ultimo anno erano persino nati gli amori.
Voi la cantavate:
"Le nostre signorine vanno in areoplano, per far veder le gambe al popolo italiano"?

rodocrosite ha detto...

Io al mare ci sono stata fin da piccina, ma sempre con la mamma. C'erano le colonie anche da me e quando vedevo quei bambini in fila e vestiti tutti uguali, mi sentivo superfortunata: la colonia era per me come il paventato collegio dove minacciavano di mandarmi ogni volta che non facevo la brava bambina. Ora invece quasi quasi rimpiango di non aver fatto un'esperienza del genere. Eh, ma dirai, non sei mai contenta!!!

rosso vermiglio ha detto...

Anch'io ho fatto un mese in colonia quando avevo 8 anni, però dal mare alle Dolomiti. Non ho bei ricordi, nonostante ora ami tantissimo le montagne, allora ero arrivata ad odiarle. Piangevo spesso per la nostalgia di casa e odiavo il latte che al mattino a colazione mi costringevano a prendere. Mi causava un mal di pancia per almeno due ore, quelle ore che poi impiegavamo in lunghe passeggiate insopportabili per il disagio. Mi fermo qui, altrimenti faccio un post io! Ciao, bellissimi questi tuoi ricordi

giorgio ha detto...

Caro Sileno,
io a 7 anni sono stato 15 giorni a un centro per imparare a giocare a tennis, luogo privilegiato rispetto a una colonia, ma la nostalgia di casa fu terrificante, mi sentivo morire esattamente come te. Col tuo post mi hai riattivato ricordi dimenticati e fondamentali.
Che tenerezza per quei bambini impauriti che siamo stati!
Grazie, Giorgio.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Quoto Stefi. Io non sono mai stato poi un amante delle colonie ed infatti non ci sono mai andato.

E' bello invece leggere il tuo post e vedere i tuoi ricordi così felici.

Ti abbraccio
Daniele

Nadir ha detto...

racconti sempre con il cuore in mano, mi commuovo ogni volta. Grazie :)

riri ha detto...

Ciao Sileno, grazie del passaggio...
non so cosa sia una colonia, dai racconti trovo verità discordanti, penso che sia importante il modo in cui si vive quel periodo che può cmq avere dei lati positivi, lontani da casa, con amici con cui giocare e divertirsi...bello e tenero il tuo ricordo.
Un cordiale salto

desaparecida ha detto...

Alle elementari andavo dalle suore e il massimo che ho fatto alle colonie era un solo giorno!

Al mare in campeggio con la mia famiglia.

Ho provato molta tenerezza leggendoti,ma anche altro.

Un abbraccio grazie

Luposelvatico ha detto...

Brrr...io non sono stato così fortunato come Stefi, ed essendo figlio di operaio Fiat la mia bella colonia me la sono fatta per cinque anni...ricordo poche cose piacevoli (i tornei di pallamano, qualche cibo speciale, il cestino del ritorno con il panino all'emmenthal, le lunghe camminate in montagna...) e molti traumi: il clima da caserma, la censura sulle cartoline postali scritte a matita ai genitori (da cui dovevamo cancellare ogni indizio di nostalgia e di sofferenza), gli sputtanamenti pubblici per ogni piccolo errore...le torri con le camerate giganti a Sauze d'Oulx...

marina ha detto...

Caro Sileno, io l'estate andavo a Ostia nella casa dei nonni insieme a tutte le zie e le cugine. Vivevamo un po' accampati perché a quei tempi non c'erano soldi per le vacanze. Vicino a casa nostra c'era una colonia credo di figli dei ferrovieri e ne uscivano in fila i bambini per andare sulla spiaggia. Io mi mettevo per gioco in fila dietro di loro e cantavo assieme a loro finché mia madre non mi riacciuffava. Ricordo però che quando tra cugini ci azzuffavamo mia zia Ennia ci diceva: se non la smettete l'anno prossimo vi mandiamo in colonia. Mi feci perciò l'idea che la colonia era sì un posto dove si marciava allegramente ma anche un luogo di punizione.
grazie per i tuoi ricordi che riportano a galla i miei
con affetto, marina

Arnicamontana ha detto...

che bella questa pagina di ricordi...Io ci sono stata per due anni di seguito in colonia, e superati i primi giorni di soffocante nostalgia mi sono divertita tantissimo e mi piaceva tutto, pativo le regole ma ci ero abituata. Però noi non marciavamo! Saluti!

lodolite ha detto...

ciao Sileno e grazie.
io sono tra quelli che venivano minacciati di essere mandati in colonia. nonostante la paura della minaccia provavo una certa invidia per i bambini che forse se la spassavano lontano dai genitori. tra la tua bella storia e i commenti è stata una piacevolissima lettura.
ciao, simona

Tereza ha detto...

tenerezza infinita, pura e pulita da ogni scoria di retorica: vita vissuta, ecco cosa sei nelle tue parole scritte e nei tuoi bellissimi ricordi