06/02/09

Lavoro estivo




Quando frequentavo la scuola, durante le vacanze estive, per racimolare qualche soldo per pagare i libri, per un paio di estati, sono andato a lavorare in una colonìa del Demanio dello Stato.
Erano altri anni, perché non ricordo di aver mai trovato nessun documento della Previdenza Sociale relativo a quei mesi di lavoro, non so come venissero valutati ai fini previdenziali, sul mio libretto di lavoro non risultano, pertanto credo si trattasse di lavoro nero e il datore di lavoro era lo Stato; decisamente altri anni.
La prima volta si era trattato della raccolta del fieno in una fattoria tra le montagne, partivo da casa all'alba, circa cinque km a piedi fino alla fermata del pullman verso le sette arrivavo alla fattoria.
Non era un lavoro particolarmente pesante, poiché il grosso del lavoro consisteva nel
girare l'erba per seccarla bene, poi caricare il fieno sul trattore, la fattoria era all'avanguardia , all'epoca, come meccanizzazione.
L'estate successiva invece con diversi altri studenti, siamo stati impiegati dalla Guardia Forestale per fare delle piantagioni in alta montagna.


Il gruppo dei Monti del sole; a destra parte il sentiero che porta fino al picco al centro della foto, il pianoro avanti al picco è il sito dove si scavavano le buche, la costa del monte in secondo piano è il posto dove è avvenuto l'incontro con la biscia gigante.

Bisognava essere al punto di ritrovo alle sette di mattina, poi almeno un'ora di camminata (retribuita) per arrivare sul posto di lavoro in una zona che ancora al giorno d'oggi è rimasta selvaggia.
Era un sito dove abbondavano le vipere, difficilmente passava una giornata senza scorgerne nessuna.
Noi dovevamo scavare delle buche nel terreno sassoso, per mettere a dimora gli abeti.
Eravamo una quindicina di ragazzi giovani ed esuberanti, ci divertivamo come matti, ma il lavoro prodotto era scarso.
La quota pro capite di buche da scavare era di cinquanta , in teoria,eravamo controllati da una guardia forestale, per ogni buca completata si doveva urlare il numero perché l'agente della forestale sapesse quante ne avevamo ultimate, pertanto si urlava: uno, due, tre,sette, otto, quattordici, quindici, ventinove , in pratica dopo una quindicina di buche scavate, avevamo già chiamato tutti i numeri fino a cinquanta e la giornata di lavoro era finita, veramente qualche volta il forestale contestava il numero, ma un po' di contrattazione aggiustava tutto e contrattando si consentiva agli amici di sballare la loro numerazione distraendo il funzionario.
Un episodio mi è rimasto impresso: c'era un anziano agente della guardia forestale che da una vita girava a controllare le montagne nei posti più impervi, sempre assieme al suo cane lupo; erano tutti e due di pelo rossiccio, il cane era un cacciatore acerrimo di vipere; durante la fienagione se era nelle vicinanze e vedeva qualcuno battere il rastrello per terra, arrivava come una saetta, perché sapeva che c'era una vipera e l'ho visto azzanarne parecchie, qualche volta era lui la vittima del rettile, ma se veniva morso, sonnecchiava un paio di giorni poi vispo come prima.
Dunque quel giorno arrivarono tutti e due dove stavamo lavorando, il forestale era molto agitato e stava male tanto da vomitare, era sconvolto, perchè lungo il sentiero per arrivare da noi, aveva scorto un serpente di dimensioni enormi e benché fosse sempre armato il terrore l' aveva colto quando aveva visto il cane scappare uggiolando, e lui dietro in preda al panico.
Rimase con noi fino al termine della nostra giornata, da solo non aveva più il coraggio di tornare.
Al nostro ritorno ci siamo fermati dove lui asseriva di aver visto la biscia mostruosa, però noi non abbiamo visto niente, neanche i giorni successivi, conoscendo l'agente della forestale come uno che frequentava da anni le montagne più selvagge e con una profonda conoscenza delle stesse, cosa potesse aver visto resta un mistero, ma sicuramente qualcosa di terrificante aveva visto.


Periodicamente la cronaca narra di qualche incontro con serpenti di grosse dimensioni, generalmente nel greto dei fiumi; di solito sono pitoni oppure boa che qualche emigrante porta da paesi esotici come souvenir e quando raggiungono dimensioni considerevoli se ne libera con scarso senso civico, difficilmente questi animali tropicali sopravvivono ai rigori dell'inverno a condizione che non riescano a trovare qualche tana riscaldata, magari dove passano tubi di acqua calda, come è realmente accaduto qualche anno fa.
A distanza di decenni non mi è mai giunta voce, che nel sito dove Mosè aveva visto il rettile gigante, qualcuno avesse visto qualcosa di simile, ma sono montagne pochissimo frequentate, aspre, selvagge e di scarso interesse panoramico.
Si chiamano Monti del sole.

10 commenti:

Chiara Milanesi ha detto...

Non li conosco proprio i Monti del Sole...neanche dalla foto li riconosco...
Che bella la storia quella di voi che scavavate le buche e gridavate il numero e imbrigliavate le guardie forestali ....e la storia del serpente gigante....????? Sembra una storia da pescatori o da cacciatori...una volta un cacciatore che conoscevo mi raccontò che aveva cacciato un cervo "grande una vacca" disse, e da allora per noi lui restò "quello del cervo-vacca"...

Anonimo ha detto...

Caro Sileno, immagino tu sia tornato sui Monti del Sole, hai mai riconosiuto qualcuno degli abeti da te piantati??
Un abbraccio
Stefi

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Riesci sempre ad emozionarmi ed a regalarmi una boccata d'aria pulita.

Non ti sarò mai grato abbastanza per questo.

Ciao Sileno
Daniele

riri ha detto...

Caro Sileno, posti a me sconosciuti, purtroppo! La natura selvaggia, i posticini nascosti o poco visitati restano ancora la mia passione.Bel racconto, storia in cui sembra si possa quasi rivedere "la scena", spero che il cane sia poi ritornato dal padrone..chissà, esistono probabilmente specie di serpenti che (personalmente non ho mai visto), la vipera, quella sì, nelle valli di Lanzo, con degli amici, che paura!!
Un abbraccio e buon sabato.

riri ha detto...

Caro Sileno, posti a me sconosciuti, purtroppo! La natura selvaggia, i posticini nascosti o poco visitati restano ancora la mia passione.Bel racconto, storia in cui sembra si possa quasi rivedere "la scena", spero che il cane sia poi ritornato dal padrone..chissà, esistono probabilmente specie di serpenti che (personalmente non ho mai visto), la vipera, quella sì, nelle valli di Lanzo, con degli amici, che paura!!
Un abbraccio e buon sabato.

JANAS ha detto...

penso che tutti i ragazzi dovrebbero fare questo tipo di esperienza di "lavoro estivo" ...pur stando attenti a certi incontri!
questa cosa di piantare alberi è bellissima...pensa se ognuno di noi si proponesse ogni anno di piantare anche un solo albero!
Sono stata affascinata dal racconto dell'Jean Giono
L’uomo che piantava gli alberi, e mi piacerebbe un giorno realizzare il progetto con un gruppo di persone...andare a piantare alberi! e poi tornare negli anni successivi e vedere come crescono, avere la forza di un idea, che cambia una piccola realtà.

Alessandra ha detto...

Caro Sileno, i miei lavori estivi erano nella piccola officina del papà (torni, trapani, frese) ... insomma!!! ... poi, ad agosto, si andava a Vicenza sui monti e capitava di passar dei giorni a cavar patate in qualche casolare sperduto ...rimangono i ricordi, teneri e belli, di qualche sacchetto di patate in regalo e lo sguardo orgoglioso di mio padre su di noi.
Grazie per far affiorare e per condividere con noi questi ricordi.
un bacio
Alessandra

Sa ha detto...

scusa so che c'enta poco con il tuo post,tra l'altro entusiasmante e avventuroso :)
l'idea di quel signore che aveva paura a tornare da solo mi ha fatto sorridere...
ma dovevo dirtelo,
mi dispiace tanto per il tuo Brick,
so cosa vuol dire...
a me è accaduto con Spino 3 anni fà e sino a poco tempo fa dal dolore non riuscivo neanche a pronunciare il suo nome...per mesi ho avuto nel sogno la sensazione di tenere il suo musetto fra le mani e accarezzarlo...
Vai con il prosecco, a me razione doppia, Graaaazie!
:)

Antonio ha detto...

Caro Sileno,
per l'ennesima volta ti ringrazio per questi squarci di storia-memoria-poesia che ci regali.
Tu dici che quel pianoro sui Monti del Sole dove andavi a lavorare distava un'ora di marcia dal fondovalle, quindi all'incirca 400 metri di dislivello: è ancora alla nostra portata, nonostante gli acciacchi e l'età avanzata; spero quindi che quando andrà via la neve e prima che si risveglino le zecche noi potremo andarci insieme.
E senza paura delle povere vipere: animali timidi e paurosi, calunniati quanto nessun altro al mondo, ad eccezione forse dei lupi.
Ti abbraccio
Antonio

Artemisia ha detto...

Una bella esperienza. La dovrebbero provare anche i ragazzi di oggi. In effetti anch'io ho lavorato d'estate quando avevo 15 anni come commessa e completamente a nero. Niente di avventuroso pero' mi sono divertita ed e' servito per acquistare sicurezza in me stessa.